"Castiglione della Pescaia, Diaccia Botrona"

"Castiglione della Pescaia, Diaccia Botrona"
Lapo Simeoni, 2024 — Edificio 11-12

Questo murale porta sulla facciata dell’edificio uno dei luoghi più belli e delicati della Maremma: la Diaccia Botrona, un’area umida ricca di natura vicino a Castiglione della Pescaia. I colori caldi, che sfumano dal rosa all’arancio, ricordano la luce del tramonto che ogni giorno colora questa palude, uno degli ambienti naturali più suggestivi del territorio grossetano.

Dietro questo paesaggio si nasconde una storia lunga secoli. La Diaccia Botrona è infatti ciò che resta dell’antico lago Prile, un vastissimo bacino d’acqua che nei tempi antichi occupava gran parte della pianura tra Grosseto e la costa. Nel Medioevo, l’insalubrità di queste zone paludose — legata alla malaria — alimentò leggende popolari su presenze oscure che si credeva abitassero la palude. Fu solo nel Settecento, con l’arrivo della famiglia Lorena al governo della Toscana, che iniziò un grande progetto di bonifica: il Granduca Pietro Leopoldo affidò all’ingegnere gesuita Leonardo Ximenes il compito di regolare le acque attraverso un sistema di canali e cateratte, culminato nella costruzione della celebre Casa Rossa (oggi Casa Ximenes), ancora oggi simbolo della Riserva.

Ciò che oggi osserviamo come un’oasi naturale di canneti, uccelli migratori e biodiversità è quindi il risultato di un equilibrio delicato tra natura e intervento umano, un luogo che ha saputo trasformarsi nel tempo senza perdere la propria identità.

L’opera invita chi la osserva a riscoprire questo legame profondo tra la città e il suo paesaggio naturale, spesso vissuto ma poco raccontato, restituendo alla memoria collettiva un pezzo di storia e natura della Maremma.